Professore Associato Università di Pisa - Facoltà di Medicina
Direttore Scientifico ISBEM,
Responsabile Coordinatore Sezione IFC-CNR di Lecce
1° italiano insignito della Honorary Fellowship dell'ASE

Le tante vie che nei secoli l’uomo ha percorso per dominare la natura hanno alla base- non già e non solo - il bisogno di conoscenza ben espresso dalla Sindrome di Ulisse, ma anche e soprattutto il bisogno di trovare le soluzioni appropriate per i problemi che lo affliggono, in primis le malattie e la fame.
Molti passi sono stati fatti, se solo si pensa al significativo allungamento della vita media, con un’aspettativa che nelle donne si assesta già sugli 85 anni e per gli uomini che arrancano (appena un lustro meno) su un'età comunque ragguardevole.
Il progresso scientifico quindi ha dato dei risultati e di fatto, in assenza di guerre e con la prosperità economica, i nostri anni si allungano man mano e la qualità della vita migliora, anche se per molti nostri fratelli non ci sono rimedi che tengono a causa delle guerre, delle epidemie, della povertà che richiedono forze di pace, vaccinazioni di massa e misure economiche tali da combattere la fame generata dall'indigenza economica e dalla povertà culturale.
Nel mondo occidentale, tuttavia, sia per quanto riguarda i mezzi diagnostici sia per quanto riguarda le cure praticabili per “stare bene”, non tutto è sempre così chiaro: o bianco o nero, o buono o cattivo, o vero o falso! Ci sono delle zone grigie o addirittura delle zone di ombra (in questo ambito si trova la BIOTERAPIA) che richiedono attenzioni, studio, ricerche, esplorazioni ed approfondimenti in quanto il nesso logico fra ciò che è, ciò che appare e ciò che si può fare non è del tutto immediatamente comprensibile, pur nell'evidenza che decine e decine di cittadini fanno uso e buon uso di pratiche mediche alternative e/o complementari. Di certo, è il bisogno ed anche un istinto di curiosità verso la novità (la Sindrome di Ulisse?) porta, chi ha bisogno, a chiedere aiuto alla medicina complementare, quale la BIOTERAPIA, che ha acquisito una discreta popolarità in vari strati della popolazione.
La Bioterapia (ma il nome potrebbe essere solo provvisorio) ha basi empiriche che necessitano di prove scientifiche e di protocolli di studio che, basandosi su parametri fisici, chimici, biochimici, psicologici (e chissà quali altri ancora) potranno dare la giusta interpretazione e le spiegazioni dovute per comprenderne i suoi effetti e, come in ogni cosa, anche per capirne sia i pregi che i suoi limiti.
Nella scienza medica si rimane, a volte per secoli, sul “grossolano”, cioè sulle cose viste e/o documentate a grandi linee (by and large, in inglese, mentre a scannagghiu in pugliese): basta pensare al salto di qualità fatto in cardiologia, dove l’arrivo degli ultrasuoni (l’ecocardiografia) ha fatto vedere dettagli così fini delle strutture cardiache, in particolare delle valvole di cui ora si può vedere il movimento, i dettagli millimetrici, i restringimenti, le insufficienze, etc quando - soltanto qualche anno fa - se ne intuiva il funzionamento con l'auscultazione, alla ricerca dei “soffi” fatta da raffinati orecchi con “rudimentali” fonendoscopi, finanche super sofisticati. La stessa cosa è successa con il cervello passando dalle elettroencefalografia alle tecniche di Imaging tipo la PET e la Risonanza Magnetica Funzionale.
Nessuno può escludere che così potrebbe succedere con la BIOTERAPIA che applicata in varie circostanze e/o malesseri offre soluzioni “gradite” a cittadini bisognosi che, a onor del vero e nel caso di Mario MUOLO, portano testimonianze autorevoli e talvolta strabilianti sulla loro personale esperienza. C’è bisogno di andare a fondo per capire di più della BIOTERAPIA, in quanto potrebbero emergere sorprese ora impensabili ed anche soluzioni utili per patologie che la medicina “ufficiale/convenzionale” non riesce ad inquadrare e risolvere con razionalità con i mezzi di oggi che pure sono molto sofisticati, ma possono essere superati da metodiche innovative.
Il bisogno di ricerca su questo settore della medicina complementare è molto forte e molto sentito, per cui bisogna sforzarsi per mettere assieme le giuste competenze interdisciplinari che possono non solo esplicitare i meccanismi di efficacia ma anche valorizzare l’esperienza multiforme che caratterizza la pratica dei BIOTERAPEUTI. Essi oggi rappresentano quel cast di ATTORI/OPERATORI che possono mettere gli ATTORI/RICERCATORI nella condizione di espandere il bagaglio delle conoscenze di frontiera, consentendo agli ATTORI/COMUNICATORI di diffondere la “buona novella” che ognuno attende ogni giorno: che ci sia a disposizione di tutti un metodo aggiuntivo e complementare di diagnosi e terapia che migliori la qualità della vita di chi soffre.