Per una migliore leggibilità e per consentirne la traduzione la versione testo della testimonianza:

Mi chiamo … … e sono dottore in Lettere Classiche ed ex Ufficiale effettivo dell'Esercito Italiano.

Ho conosciuto Mario Muolo non molto tempo dopo un'improvvisa crisi coronarica che aveva per me reso necessarie tre successive degenze ospedaliere — due in … … , ed una in Puglia. Mi era stata diagnosticata una fibrillazione atriale, con diabete mellito, seguita però immediatamente dopo la prima dimissione, da un leggero episodio ischemico: nuovo ricovero, nuovi accertamenti, impostazione di una terapia complessa. Ma, a distanza di oltre sei mesi dal primo ricovero, non avevo riscontrato alcun miglioramento significativo: ero depresso, sfiduciato, e ormai prossimo a quella rassegnazione che è la conseguenza più nefasta di una condizione fisica e morale che soffoca la speranza in una valida riabilitazione. Ma vorrei subito aggiungere che l'incontro con Mario Muolo si è rivelato, sin dai primi contatti, benefico sotto il profilo umano: una corrente di simpatia, di fiducia immediata, si e subito stabilita tra di noi. Istintivamente sentivo che sarebbero derivati dei benefici dalle sue sedute di bioterapia. Sapevo che qualcuno, in una situazione del genere, avrebbe sospettato che i cosiddetti "benefici" derivanti dalla prassi di bioterapia fossero soltanto "illusioni" di beneficio, dovuti ad una forma di autosuggestione. Ma in ogni caso ritenni che valesse la pena tentare, e decisi di sottopormi al trattamento di Mario Muolo. Gli esiti non furono immediati, occorsero svariate sedute prima che avvertissi, netta, la sensazione che qualcosa stava cominciando a sbloccarsi: le mie gambe, già irrigidite e non più in grado di consentirmi una appena sufficiente deambulazione, cominciarono a riattivarsi, e man mano che questa consapevolezza aumentava, cresceva anche la fiducia nella bravura e nella competenza di Mario Muolo. Oggi, pur non avendo ancora raggiunto una situazione ottimale, soprattutto paragonando questa alla mia "efficienza" di un tempo, ho ripreso molte delle mie antiche abitudini — sono in grado di passeggiare a lungo senza stancarmi eccessivamente, e ho soprattutto riacquistato la capacita di programmare, entro certi limiti, un'attività molteplice e interessante che include anche escursioni che richiedono un qualche impegno — si consideri tra l'altro che sono un settantenne.

Da colloqui avuti poi con Mario Muolo sulla natura dei suoi procedimenti, ho potuto riconoscere un'identità di vedute con alcuni miei convincimenti maturati e inerenti ai miei problemi di salute. Ho sempre pensato che l'impostazione della medicina classica non obbedisse ad un criterio metodologicamente corretto, nella diagnosi e nella terapia di singoli disturbi. Non si può curare la disfunzione di un organo malato concentrando tutte le osservazioni e le cure su quell'organo, che è, al contrario, in stretta relazione con l'"insieme" dell'individuo. Riconoscere questa relazione e intervenire su di essa è il compito del vero medico. Ho la convinzione che Mario Muolo appartenga a questa ristretta categoria. Mi sembra che i suoi interventi seguano la strada giusta. Per quanto mi riguarda, non posso fare a meno di ringraziarlo per questo ritorno alla vita dinamica che egli mi ha consentito di riprendere. Questo suo sforzo costante nel tentativo di alleviare il dolore, di restituire la fiducia a chi sente che qualcosa gli è sfuggito di mano, è ammirevole. Nuovamente lo ringrazio augurandogli il conseguimento di traguardi sempre più significativi.

… … …, 15 dicembre 2009                                                                     … … … …

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